8 marzo, lavoro: una giornata ancora dal sapore amaro. Serve anche in Veneto un maggiore impegno da parte istituzionale.

Anche nel Veneto, regione dal tessuto laborioso, ci ritroviamo purtroppo a celebrare un altro 8 marzo dal sapore amaro.

Perché si stenta ancora a vedere l’affermarsi di un modello occupazionale davvero improntato alla parità di condizioni e di opportunità tra uomini e donne.

La profonda disparità che domina il mondo del lavoro in Italia emerge dai numeri.

A partire dal tasso di occupazione che tocca il 70,4% per gli uomini contro il 52,5% per le donne (Fonte: Inps, Rendiconto di genere 2024). Una disparità che riguarda il lavoro stabile, perché solo il 36,9% delle nuove assunte è a tempo indeterminato, e che tocca anche il versante delle retribuzioni: le donne guadagnano in media il 20% in meno degli uomini, con la conseguenza che le loro pensioni di vecchiaia sono inferiori del 44%. Ugualmente allarmante il dato sulle posizioni apicali: solo il 21,2% dei dirigenti sono donne e solo il 32,4% sono quadri. Non da ultimo, il dato riguardante le giornate annue di congedo parentale: 14,4 milioni utilizzate dalle donne contro i 2,1 milioni fruite dagli uomini.

Il Veneto non si distingue in maniera netta da questi andamenti. Serve anche da parte della nostra Regione un impegno istituzionale più incisivo. Sono già trascorsi tre anni, ad esempio, dall’approvazione della legge regionale da noi presentata per introdurre misure e progetti per la parità di genere nel mondo del lavoro, ma che rimane ancora ampiamente inapplicata.

Una norma che fissa benefici economici e premialità nei bandi alle imprese più virtuose su questo fronte. E che prevede l’incremento di interventi mirati per favorire l’occupazione femminile, con percorsi formativi per la riqualificazione e misure di accompagnamento al lavoro.

Tra questi, l’istituzione di uno ‘Sportello Donna’, strumento telematico per agevolare l’incrocio tra domanda e offerta, e campagne informative di sensibilizzazione per imprese e lavoratori che coinvolgano anche le organizzazioni datoriali e sindacali finalizzate a contrastare la cultura discriminatoria e promuovere la diffusione delle pari opportunità.

Si renda dunque davvero operativa questa legge, per rendere il Veneto all’avanguardia e non fermo, sulla scia di un trend generale desolante.