Mattino di Padova 17 giugno 2026 (…) Il centrosinistra. Sul fronte opposto è il momento dell’analisi. Il risultato delle elezioni provinciali ha lasciato più di un rammarico nel centrosinistra. Con la conquista di due importanti centri come Monselice e Selvazzano, una maggioranza consolidata nel capoluogo e un centrodestra attraversato da tensioni interne (con tre consiglieri di Padova assenti alle urne), Pd e compagni speravano di conquistare un seggio in più. (…)
Tra i dem c’è chi ritiene che la campagna si sia concentrata troppo sul peso elettorale del capoluogo, trascurando il radicamento nel resto del territorio. Una lettura condivisa anche da Vanessa Camani, componente della direzione nazionale. «Tutti si sono concentrati su eleggere qualcuno e non sul progetto collettivo, non si è creato un reale movimento», ragiona, «ma non possiamo continuare a esaltare il ruolo degli amministratori locali e poi escluderli dai processi decisionali». L’analisi poi si allarga: «Il centrodestra si conferma maggioranza e il suo consenso cresce in modo inversamente proporzionale alla dimensione dei Comuni e alla loro vicinanza al capoluogo. Più i centri sono piccoli e periferici, più il centrosinistra fatica a radicarsi. Per questo il Pd deve tornare a presidiare il territorio e rafforzare la propria presenza nelle realtà locali, cosa che probabilmente non abbiamo fatto abbastanza negli ultimi anni».
Camani solleva anche una questione istituzionale. «Padova, pur essendo amministrata dal centrosinistra, rischia di perdere un ruolo centrale nelle dinamiche provinciali. Eppure non esiste una questione provinciale che non abbia ricadute sul capoluogo, così come non è pensabile una strategia di sviluppo del territorio che prescinda dalla città».
Da qui l’invito: «È una contraddizione di cui tutti dovrebbero farsi carico, soprattutto
chi considera la Provincia un’istituzione al servizio dei cittadini e non un terreno di scontro politico. Il centrosinistra deve chiedere l’apertura di una discussione sul governo della Provincia, nell’ottica di un progetto organico per l’intero territorio, come hanno fatto finora Sergio Giordani e i suoi predecessori, anche di centrodestra».
Giordani concluderà il proprio mandato a settembre e, in base alla legge Delrio (56/2014), non potrà ricandidarsi. «Mi preoccupano le divisioni nel centrodestra», aggiunge Camani, «più prevalgono le lotte interne, più rischia di venire meno il senso di responsabilità». E guardando alle comunali 2027: «Mi auguro inoltre che chi arriverà non utilizzi la Provincia per fare campagna elettorale».
Infine, richiama l’attenzione sulla rappresentanza femminile nel nuovo consiglio: «Nell’80esimo anniversario del diritto di voto alle donne, non basta che possano votare: devono anche essere votate».

