«Suppletive, sono a disposizione. Dopo Giordani un sindaco del Pd»

Mattino di Padova 16 gennaio 2026. L’esponente dem Vanessa Camani non eletta nonostante oltre 9 mila preferenze: «Profondo dispiacere, ma non mi fermo»

Non penso che chi decide di fare politica vada bene per tutte le stagioni, ma ci sono percorsi che meriterebbero continuità». Vanessa Camani, esponente di spicco del Partito Democratico, già deputata e capogruppo in consiglio regionale negli ultimi cinque anni, parla a quasi due mesi dall’appuntamento elettorale in cui ha raccolto oltre novemila preferenze, senza però risultare eletta.

Come l’ha vissuta? «Male. Non tanto per le dietrologie o per gli accidenti della legge elettorale, quanto per il dispiacere profondo di aver interrotto un lavoro che, a mio avviso, aveva senso continuare. Il primo mese e mezzo, anche per via delle festività natalizie, è stato di assestamento. Ma l’impegno non si è fermato: sto seguendo con attenzione le prime mosse del nuovo presidente».

Un giudizio? «Per ora lo sospendo. Al di là di qualche proclama, non ho visto atti concreti. Le amministrazioni si valutano sulle decisioni e l’atto per eccellenza è il bilancio, sul quale al momento non abbiamo ancora notizie».
Alla fine della scorsa consiliatura si era battuta contro l’esercizio provvisorio…
«Temo che già nei prossimi mesi ne vedremo gli effetti nefasti».

Il presidente Stefani ha annunciato che la prima legge sarà quella sui caregiver, una proposta del Pd. «È una scelta coerente, visto che se ne era occupato anche da deputato. Ma se l’impostazione sarà quella seguita a Roma, con una legge priva di strumenti economici adeguati e di contenuti incisivi, si andrà poco lontano. Mentre su questo tema serve un’accelerazione vera. Più in generale, vedremo se Stefani saprà trasformare gli impegni in fatti. Se davvero intende realizzare ciò che annuncia, dovrà segnare una discontinuità rispetto all’amministrazione precedente, ma la presenza di Luca Zaia al vertice del consiglio regionale mi pare il suo problema più serio».

Lei ha più volte criticato Zaia per essere poco presente a palazzo Ferro Fini, che effetto le fa vederlo presidente? «Trovo surreale che oggi, dagli uffici della presidenza del consiglio, lui che ha sempre saltato a piè pari quelle aule spieghi cosa sono le commissioni e come rendere più efficienti i lavori. È il segnale di come continui a utilizzare le istituzioni per fini personali. Anche il suo manifesto politico lo conferma: è privo di contenuti, banale, ignora il contesto internazionale e manca di concretezza. Una conclusione coerente dei suoi quindici anni di mandato».

Torniamo alle regionali, il centrosinistra ha commesso errori?
«Non credo sia utile discutere pubblicamente di ciò che non ha funzionato. Prendiamo atto del risultato e lavoriamo da subito per costruire un’alternativa. Non mi accontento di una sconfitta dignitosa, il centrosinistra dovrebbe porsi l’obiettivo di una vittoria credibile. A Zaia ho sempre rimproverato di essere rimasto fermo a un modello di quindici anni fa, mentre il mondo cambia rapidamente. I dati economici sono impietosi, i venti di guerra soffiano vicino a noi, i bisogni sociali sono esplosi. L’inizio dell’anno in Veneto è stato segnato dalle morti sul lavoro e non ho sentito parole di impegno dalla nuova amministrazione. È un’emergenza legata a un’organizzazione del lavoro che nella nostra regione fatica a stare al passo con la modernità. Su tutti questi temi il Pd può costruire un’alternativa seria».

Quali sono i suoi progetti personali? «La mia militanza nel Pd continua. Ho una responsabilità verso le oltre novemila persone che mi hanno dato fiducia, per cui chiedo un ruolo politico. Ci attendono scadenze importanti, che richiedono un impegno collettivo e non intendo sottrarmi. Sono a disposizione».

Anche per le suppletive della Camera? «È una sfida difficilissima, quasi impossibile, si tratta di collegi uninominali blindati. Ma se il partito ritiene che possa essere utile, non mi tiro indietro».

A Padova quattro consiglieri comunali della sua area hanno chiesto maggiore confronto interno. Che succede?
«La richiesta di dialogo è sempre positiva e sono certa che verrà accolta con lo stesso spirito con cui è stata posta. Cioè senza polemica, con il solo obiettivo di migliorare il partito e la città. È giusto mettere in campo tutte le azioni utili a un nuovo slancio, a partire da temi cruciali come quello che è stato sottolineato relativo agli alloggi universitari. In una città che cambia, come quella governata benissimo da Sergio Giordani, bisogna affrontare le nuove emergenze. Mi pare normale discutere del futuro della città e voglio pensare che siamo ancora un partito abituato al confronto».

È mancato in alcune fasi? «In ogni fase di passaggio è sempre necessario incrementarlo. E mi pare che lo stimolo sia stato raccolto prontamente sia dal capogruppo che dal segretario cittadino».

Il rimpasto a palazzo Moroni ha creato dei malumori. Lei si sentiva in gioco?
«Assolutamente no. Ognuno deve fare ciò che sa fare, io non ho mai preso in considerazione l’ipotesi di fare l’assessora a Padova. Ho preso atto della decisione di assegnare l’incarico ad Alessandro Bisato, pur con qualche perplessità che non riguarda la stima che ho per lui».

Qual è allora il problema? «Credo che almeno una discussione nel gruppo consiliare fosse necessaria. Dire semplicemente che decide il sindaco mi sembra una giustificazione poco convincente».

Crede che il campo larghissimo sperimentato alle regionali dovrà essere riproposto anche a Padova nel 2027? «Il centrosinistra e il Pd arriveranno alle elezioni forti di dieci anni di ottima amministrazione, ma dovranno anche affrontare nuove sfide: penso alla sostenibilità e al rilancio economico e produttivo. Giordani non potrà ricandidarsi, ma sarà della partita».

Una lista Giordani? «Perché no? Potrebbe essere un segnale utile di continuità, ma mi auguro che i tempi siano maturi per un candidato sindaco con la tessera del Pd».

Andrea Micalizzi? «Con il risultato straordinario ottenuto alle regionali è sicuramente il nome più forte».


Luca Claudio vuole candidarsi alle Terme. «Lo trovo incredibile, alla luce di tutto ciò che lo ha coinvolto. Mi dispiacerebbe molto, non per paura, ma per il segnale di degrado che una simile scelta porterebbe con sé».